sabato 7 febbraio 2009

Tony Manero

Tony Manero (2008, regia Pablo Larrain)



Nel 1979 il regime di Pinochet, finalizzato al terrore psicologico e all’annientamento di ogni possibile forma di dissidenza (il più delle volte fatta scomparire nel nulla), è nel pieno del suo potere.
A Santiago del Cile la vita continua all’insegna dell’omertà, del (soprav)vivi e lascia (soprav)vivere, rincorrendo una quotidianità solo all’apparenza normale.
Così trascorre le sue giornate Raùl Peralta, in costante bilico tra legalità e illegalità, cercando di realizzare un sogno che ha assunto i connotati dell’ossessione.
Raùl vuole essere Tony Manero, protagonista di quella Febbre del sabato sera che due anni prima aveva contagiato il grande schermo.

Ci sono film che trovano la loro motivazione estetica nella sporcizia e che si insinuano sottopelle, fastidiosi e ripugnanti come dei parassiti.
Esistono anche titoli che per forza di cose vanno definiti brutti, ma con tutti i significati positivi che si possono attribuire a questo aggettivo.
Questo perché compito del cinema, è lasciare un segno, una sensazione, poco importa di quale tipo.

L’opera seconda di Pablo Larrain, premiata al Torino Film Festival 2008, è una profonda meditazione sul vuoto esistenziale della società (non solo) contemporanea e sul bisogno di colmarlo insito in ognuno di noi.
Tony Manero è un film brutto perché deve esserlo, e allo stesso modo è anche sporco.
Riflette la rassegnazione di un periodo storico tra i più crudeli, azzerando ogni sentimento fino alla negazione umana e ci riesce fino in fondo, al punto tale da risultare profondamente attuale.
Questo perché pone le sue fondamenta su di una figura che va oltre quella classica dell’antieroe, oltrepassando il confine del bene e del male e raggiungendo un nichilismo così alto che lo si potrebbe definire perfezione.
Gran parte del merito va anche all’interpretazione di Alfredo Castro, inquietante emulo di John Travolta.
La rassegnazione scolpita sul suo volto è difficile da dimenticare, come anche il senso di oppressione che lo circonda.
All’apparenza inerte, ma potente come mille pugni nello stomaco.
Dopotutto chi ha mai detto che il cinema deve solo limitarsi alle carezze?
Certe volte qualche cazzotto ben assestato può anche far bene, purché colpisca l’obiettivo.

Pubblicato su Livecity.it

3 commenti:

Anonimo ha detto...

d'accordissimo su ogni singola riga che hai scritto

Anonimo ha detto...

Siamo sostanzialmente d'accordo, come già sai.
Ale55andra

FiliÞþØ ha detto...

@ lessio: contentissimo che sia piaciuto a entrambi!

@ ale55andra: infatti...;)

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