mercoledì 6 giugno 2012

La Mia Vita è uno Zoo, la recensione

Regia: Cameron Crowe
Cast: Matt Damon, Thomas Haden Church, Scarlett Johansson, Patrick Fugit, Elle Fanning, Maggie Elizabeth Jones, Colin Ford, J.B. Smoove
Durata: 2h 4m
Anno: 2011

Da poco rimasto vedovo, il giornalista Benjamin Mee (Matt Damon) sta cercando si somatizzare nel migliore dei modi il suo dolore. Per questo decide di mollare il suo lavoro e comprare un vecchio Zoo sul viale del tramonto. L’idea è quella di trasferirsi lì con i suoi due figli e riaprire la struttura, investendo tutto il denaro a sua disposizione e avvalendosi dell’aiuto dello staff rimasto a tenere cura del luogo. Così Benjamin si butta anima e corpo in questa nuova avventura, avvalendosi del supporto di Kelly (Scarlett Johansson), la responsabile del parco.


È proprio arrivata l’estate. Lo si capisce dal caldo e dai film in arrivo nei nostri cinema, per lo più animati dai “fondi di magazzino” della passata stagione cinematografica americana. Ed è proprio qui che si colloca La Mia Vita è uno Zoo, pellicola diretta da Cameron Crowe (il nome dietro titoli come Jerry Maguire, Vanilla Sky ed Elizabethtown) e ispirata al romanzo autobiografico scritto da Benjamin Mee.
In America il film ha fatto il suo ingresso in sala in concomitanza del Natale, ma a guardarlo bene si potrebbe dire che questa volta la distribuzione italiana ha fatto bene a seguire il suo istinto, riservandogli uno spazio a giugno.
Ci troviamo, infatti, di fronte ad una di quelle pellicole che potrebbe trovare la sua collocazione ideale all’interno del palinsesto televisivo degli afosi pomeriggi estivi, quelli che per intenderci non offrono altro che una serie si storie fresche all’insegna del più genuino “volemose bene”. Il che non deve per forza essere inteso come una caratteristica negativa.

Nel suo piccolo, infatti, La Mia Vita è uno Zoo funziona, offrendo tutto quello che promette: buoni sentimenti, magari messi lì un tanto al chilo, qualche momento divertente e la storia di un riscatto personale/familiare che in più di un’occasione riesce a toccare le giuste corde. Il tutto affidata ad un cast decisamente funzionale, in grado di svolgere in maniera più che egregia il suo lavoro.
Insomma, quello diretto da Cameron Crowe è il classico film per famiglie, né più e né meno, confezionato nel migliore nei modi e ruffiano al punto giusto.

A questo uniteci la splendida fotografia di Rodrigo Prieto – che in passato ha collaborato con nomi del calibro di Alejandro Gonzàlez Iñárritu, Pedro Almodóvar e Ang Lee – e le suggestive musiche di Jónsi dei Sigur Rós. È quasi sicuro che, sotto l’effetto di una tale mistura, anche voi vi ritroverete a sfiorare la commozione. Chiedendovene il motivo.

Pubblicato su ScreenWEEK

1 commento:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

come film per famiglie in effetti è riuscito.
peccato ci sia la firma di cameron crowe, regista che ci ha abituati a ben altro...

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