martedì 29 maggio 2007

I figli degli uomini

I figli degli uomini (2006 , regia Alfonso Cuaròn)


Il mondo ricreato da Alfonso Quaròn è così vicino al nostro da essere una preoccupante premonizione. Questo 2027 profetizzato, futuristico solo in parte, colorato da mille sfumature di grigio, non è altro che una forzata esasperazione dei nostri tempi, profondamente angosciante nella sua rappresentazione.
Tasso di natalità zero, probabilmente dovuto ad inquinamento e sperimentazioni genetiche. Il terrorismo dilaga ovunque. I pochi territori non contaminati da questa distruzione sono invasi da enormi flussi di immigrazione clandestina. Il trattamento riservato agli immigrati è quanto di più crudele si possa pensare. Rinchiusi in gabbie, trasferiti con la forza in inquietanti zone franche, create per accogliere indegnamente ospiti indesiderati, o peggio ancora uccisi.
Casualità vuole che dopo 19 anni di infertilità sia proprio un’immigrata di colore, rimasta miracolosamente incinta, a rappresentare la speranza di una nuova vita. Il destino è la felicità di un mondo annientato, affidati alla “santa” prole di una ragazza senza patria. Sarà un uomo (un bravissimo Clive Owen), ex attivista politico, a prendere a cuore la causa di questa giovane donna, cercando di proteggere lei e quest’inaspettato segno di una divina provvidenza ormai dimenticata.
Il film di Quaròn è caratterizzato da una bellezza asettica che stranamente riesce a coinvolgere. Il continuo uso della telecamera a spalla, non distrae lo spettatore. Lo guida, attraverso scenari postbellici. Diventa occhio estraneo alla narrazione, ci catapulta negli eventi e ci rende protagonisti. E’ per questo che guardando il film il coinvolgimento è assoluto e la fredda rappresentazione degli eventi diventa una vera e propria apoteosi del sentimento.




8 commenti:

Edo ha detto...

Sono d'accordo sulla bravura di Cuaron,sulle lodi al pianosequenza di cui tutti parlano (quello con la goccia di sangue per intenderci). Ho adorato più di qualsiasi altra cosa la fotografia grigia e annebbiata. Però mah,alla fine il risultato non è il capolavoro che tanti affermano di aver visto.
Edo

filippo ha detto...

"Capolavoro" è una parola che andrebbe usata con parsimonia...per questo film non mi sento di usarla...però non posso fare a meno di ammirarne la bellezza stilistica...l'atmosfera creata dal regista è assolutamente coinvolgente (più di una volta durante la visione mi sono commosso)...

Anonimo ha detto...

Bellissimo questo film, di certo nn un capolavoro, ma molto ben fatto.
Owen è molto bravo e la regia è stuepnda. Una sola nota: il doppiaggio era veramente orripilante, la voce della donna incinta nn si poteva proprio sentire...
Ale55andra

filippo ha detto...

effettivamente...hai proprio ragione...;)

Ester Moidil ha detto...

Comincio a pensare di aver visto un altro film...

filippo ha detto...

ho letto la tua rece...effettivamente era abbastanza impietosa...

josie bliss ha detto...

Probabilmente è banale, ma non posso farci nulla: adoro la scena dell'assalto al palazzo, quando la ragazza è stata presa dai Pesci, e il protagonista la va a salvare, e il bambino piange, piange, strillando di freddo e fastidio, e tutto si ferma, i rifugiati, i militari, tutto è immobile di fronte al miracolo della vita, pieno di commozione, in ginocchio, gli americani e i migranti, le donne e gli uomini, i soldati e i civili... le armi si abbassano, solo le bombe lontane, e il pianto di quel primo bambino del mondo, di quel figlio degli uomini...ripeto, sarà banale, o io mi commuovo per niente, ma è una scena splendida.

filippo ha detto...

non è banale, ma normale!^^
Quella scena ha commosso anche me...allora vuol dire che siamo in due a commuoverci per niente (io sui film mi faccio certi pianti...).
Grazie per la visita!^^

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