mercoledì 20 febbraio 2013

The Sessions, la recensione

Regia: Ben Lewin
Cast: John Hawkes, Helen Elizabeth Hunt, William H. Macy, Korinna Moon Bloodgood, W. Earl Brown, Adam Arkin
Durata: 1h 35m
Anno: 2012

Ispirato agli scritti autobiografici del giornalista e poeta californiano Mark O’Brien (interpretato da John Hawkes), il film racconta la storia di un uomo che, in seguito alle complicazioni dovute ad una poliomelite che ha devastato il suo corpo in tenera età, vive costantemente legato ad un polmone d’acciaio. Raggiunti i 38 anni decide che è arrivato il momento di perdere la sua verginità e, con l’aiuto di un prete (William H. Macy) e di un surrogato sessuale (Helen Hunt), cerca di compiere quest’importante passo.

Accompagnato dai numerosi consensi ricevuti oltreoceano (si parla di lunghissime standig ovation per John Hawkes al Sundance), The Sessions è stato presentato nella sezione “Festa Mobile” dell’edizione 2012 del Torino Film Festival, riuscendo senza troppa fatica a farsi voler bene. Non potrebbe essere altrimenti del resto, la pellicola diretta dall’australiano Ben Lewin è in grado di conquistare sin dal primo minuto. Merito di un cast più in forma che mai e, soprattutto, di una storia che coraggiosamente ha deciso di non puntare tutto sul facile dramma, collocandosi all’interno di quel sottile confine che separa la risata dalla lacrima (di gioia). Una scelta azzeccata, che dona a quest’opera una freschezza unica.

Bravissimo John Hawkes, anche se sembra quasi scontato dirlo, come anche l’incantevole Helen Hunt, che si concede alla telecamera con una disinvoltura unica. Un vero e proprio schiaffo morale nei confronti di alcune giovani dive dell’odierno panorama cinematografico hollywoodiano, a dimostrazione che la classe e l’eleganza sono e rimarranno le migliori armi di seduzione. Poi c’è William H. Macy, che sul serio meriterebbe una menzione a parte. Il suo personaggio perennemente in bilico tra sacro e profano, in coppia con quello di Hawkes, ci regala dei momenti all’insegna del più puro e spensierato divertimento.

Un confessore, che si ritrova ad essere il principale sostenitore morale della maturazione sessuale di un uomo diversamente abile. Può sembrare strano, è vero. Ma, come ci ricorda lui stesso, Dio e il sesso sono sempre stati in qualche modo legati.

Pubblicato su ScreenWEEK

1 commento:

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

un film molto commovente
ueeeee
ueeeeeeee

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