domenica 23 settembre 2012

Rubber, la recensione (senza pretese)

Regia: Quentin Dupieux
Cast: Thomas F. Duffy, Courtenay Taylor, Wings Hauser, Haley Ramm, Jack Plotnick, Hayley Holmes, Roxane Mesquida, Daniel Quinn, David Bowe, Stephen Spinella, James Parks, Devin Brochu, Remy Thorne, Blake Robbins, Tara Jean O'Brien, Pete Dicecco
Durata: 1h 25m
Anno: 2010

Un pubblico di persone si raduna nel deserto californiano per seguire le avventure di Robert, uno pneumatico assassino con poteri paranormali. Le forze dell’ordine gli stanno dando la caccia, il tutto all’interno di un contesto marcatamente sopra le righe.

SOTTOTITOLO: Quelle recensioni un po’ così, che non devo pubblicare da nessuno a parte e scrivo un po’ alla cazzo di cane…

La premessa è questa: quando mi si parla di una pellicola che ha come protagonista un copertone VIVO, in grado di MUOVERSI AUTONOMAMENTE, di PENSARE e, cosa ancora più importante, di UCCIDERE un po’ chi gli pare e piace, una parola si stampa a caratteri cubitali nella mia testa: CAPOLAVORO.
Poi vengo a sapere che il film è stato presentato nel 2010 al Festival di Cannes (?), ottenendo un bel po’ di critiche. La cosa, anziché demotivarmi, mi ha convinto ancora di più.
Incuriosito e animato da tutti i buoni propositi di questo mondo ho quindi comprato il DVD e l’ho visto con la convinzione che tanto sarebbe diventato uno dei miei film preferiti.
Ben mi sta! 

Per chi non lo sapesse, Rubber è diretto da Quentin Dupieux. Chi è Quentin Dupieux? Se vi dico Mr. Oizo cambia qualcosa? Direi di sì. È infatti con questo pseudonimo che il buon Quentin si è fatto conoscere da tutto il mondo verso la fine degli anni ’90, quando la sua canzone Flat Beat, che accompagnava la pubblicità di un noto marchio di jeans, ha cominciato a girare nelle radio.
Tra un progetto musicale e l’altro il buon Quentin ha anche trovato il tempo per girare qualche lungometraggio, tra cui appunto questo Rubber. Ed è qui che arrivano i problemi, almeno per il sottoscritto.

Cosa non funziona in questa pellicola? Una cosa fondamentale: il fatto di essere un’opera dichiaratamente trash che, non contenta, cerca a tutti i costi di trovare uno sbocco autoriale. Il che andrebbe anche bene, sia chiaro, ma non è certamente quello che ci si aspetta da un prodotto del genere.
Come si cerca di elevare il tutto? In un modo che, sebbene possa sembrare simpatico all’inizio, con il passare del tempo risulta solo fastidioso, e cioè inserendo una serie di pipponi riguardanti il cinema e il ruolo dello spettatore. Il problema è che in questo modo non si contribuisce a far diventare quest’opera più intelligente, ma solo più lenta e noiosa, oltretutto peccando di una presunzione che viene perennemente ostentata. Quindi, in conclusione, Rubber è un film presuntuoso. Ecco, l’ho detto!

Tutto parte da un presupposto ben preciso: le migliori opere cinematografiche hanno al loro interno una componente di nonsense:


“In the Steven Spielberg movie E.T., why is the alien brown? No reason. In Love Story, why do the two characters fall madly in love with one another? No reason. In Oliver Stone's JFK, why is the president suddenly assassinated by some stranger? No reason. In the excellent Chain Saw Massacre by Tobe Hooper, why don't we ever see the characters go to the bathroom, or wash their hands, like people do in real life? Absolutely no reason! Worse, in The Pianist, by Polanski, how come this guy has to hide and live like a bum when he plays the piano so well? Once again the answer is no reason. I could go on for hours with more examples. The list is endless. You probably never gave it a thought, but all great films, without exception, contain an important element of no reason, and you know why? Because life itself is filled with no reason. Why can't we see the air all around us? No reason. Why are we always thinking? No reason. Why do some people love sausages and others hate sausages? No f***in' reason... Ladies, gentlemen, this film you're about to see today, is an homage to 'no reason,' the most powerful element of style.”

Grazie al cazzo, caro Quentin, ma questa componente di “no reason”, come la chiami tu, non è una prerogativa solo delle migliori pellicole di questo mondo, la troviamo in tutte le opere cinematografiche, senza distinzione. Anzi, i momenti senza senso si trovano con frequenza maggiore nei film brutti, quindi, caro Quentin, il tuo presupposto non regge e, soprattutto, trasforma questo film in un omaggio al peggior cinema. Ecco dunque che i conti tornano.

La componente insensata (uno pneumatico assassino) è stata poi inserita all’interno di un contesto metacinematografico per eccellenza.
Rubber è un film che parla continuamente con il pubblico (il monologo citato sopra viene fatto dire ad uno dei protagonisti guardando nella telecamera), che oltretutto è presente all’interno della storia, rappresentato da alcuni tizi che osservano lo svolgersi della vicenda con un binocolo.
Quindi abbiamo un’ora e venti di ammiccamenti vari, durante i quali il pubblico del film presente nel film commenta quello che sta succedendo, gli attori del film presenti nel film commentano quello che sta succedendo, il padrone del DVD non presente nel film si rompe i coglioni perché era convinto di vedere  un film degno delle migliori produzioni della TROMA solo girato un po’ meglio.

Inutile dire che i momenti più riusciti riguardano, appunto, il copertone Robert, che ammazza un po’ chi gli pare e viene immortalato in atteggiamenti quotidiani, come farsi la doccia o guardare la televisione (da questo punto di vista non posso sul serio dire niente: idea geniale, peccato per lo svolgimento).

Alla fine quello che rovina Rubber è la sua durata, una critica che del resto è stata mossa da gran parte degli oppositori. Fosse stato un cortometraggio sarebbe stato decisamente meno noioso, la voglia di andare al di là del semplice filmetto trash (ma perché poi?) si sarebbe notata di meno e non ci saremmo dovuti sorbire una pellicola che, in fin dei conti, si rivela come una vuota, inutile e furba  autocelebrazione.


2 commenti:

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

film non del tutto compiuto, però comunque geniale.
furbo finché si vuole, però geniale! :D

Alessandra ha detto...

Sono d'accordo sull'eccessiva lunghezza e sul fatto che come cortometraggio, ma anche mediometraggio sarebbe stato meglio. Però è una figata lo stesso dai!

Ale55andra

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