venerdì 2 marzo 2012

The Woman in Black, la recensione

Regia: James Watkins 
Cast: Daniel Radcliffe, Ciaràn Hinds, Janet McTeer, Liz White, Roger Allam, Sophie Stuckey 
Durata: 1h 35m 
Anno: 2012 

Il giovane avvocato Arthur Kipps (Daniel Radcliffe) deve lasciare Londra per recarsi in un paesino sperduto chissà dove. Il suo compito è quello di assistere ai funerali di una facoltosa vedova, un tempo cliente del suo studio, e di raccogliere tutta la documentazione riguardante la sua eredità, che comprende una lugubre villa situata nei pressi di una palude. Al suo arrivo Arthur non riceve certo la migliore delle accoglienze. Nessuno sembra gradire la sua visita e sembrano tutti coalizzati per fare in modo che questa permanenza duri il meno possibile. Ad aumentare quest’alone di mistero ci pensano le misteriose morti di alcuni piccoli abitanti del luogo. Tutto sembra essere collegato a quella vecchia abitazione. Strane presenze si aggirano infatti tra i corridoi di quella casa, tra cui una in particolare: una donna in nero che sembra essere la principale causa di quest’ondata di terrore. 


Liberatosi di quell’ingombrante (ma altrettanto fortunato) fardello di Harry Potter, l’ex eterno ragazzo Daniel Radcliffe ha deciso di dare una svolta alla sua carriera. Nel farlo ha scelto di cimentarsi con il genere horror, prendendo parte ad un progetto che, discostandosi nettamente dalle avventure del famoso maghetto cinematografico, preferisce le atmosfere del cinema cosiddetto “old school”. The Woman in Black è una di quelle pellicole che, sulla scia di recenti titoli come Il mistero di Rookford e Non avere paura del buio, si rifà alle gloriose pellicole gotiche di un tempo, all’interno delle quali era l’atmosfera a farla da padrone. Dietro tutto questo il nome di una casa di produzione, la Hammer, che di horror se ne intende e un regista, James Watkins, che, sebbene il suo curriculum non sia dei più lunghi, è riuscito a raccogliere un discreto numero di “aficionados” con il suo precedente lavoro, intitolato Eden Lake

Il tutto per dar vita ad un’opera che, purtroppo, delude le aspettative. Per quanto riguarda l’annosa questione “Riuscirà Daniel Radcliffe a scrollarsi di dosso il personaggio di Harry Potter?” la risposta è: decisamente sì. Non del tutto ovviamente, il ricordo della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è ancora troppo vicino, ma la sua interpretazione risulta tutto sommato convincente. Quello che non funziona è proprio la storia, che non riesce a camminare da sola, risultando poco chiara e macchinosa in più di un punto. In tutto questo la regia di certo non aiuta: The Woman in Black è infatti talmente impeccabile da riuscire ad ottenere l’effetto contrario. Nel realizzare questa pellicola James Watkins ha rispettato talmente a fondo il “manuale del perfetto film gotico” da risultare troppo freddo e impersonale. 

Un vero peccato, perché questo film possiede un nucleo centrale realmente terrificante, cosa che sul serio non si vedeva da secoli sul grande schermo, all’interno del quale sono l’atmosfera e le cose non viste farla da padrone. Se si dovesse giudicare il tutto basandosi solo su quei pochi minuti non si esiterebbe mezzo secondo a promuoverlo a pieni voti. Ma la verità è purtroppo un’altra.

Pubblicato su ScreenWEEK

1 commento:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

per me radcliffe davvero inguardabile.. la tipa fantasma è più espressiva :)

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