mercoledì 4 agosto 2010

Giallo

Giallo (2009, regia Dario Argento)



Il detective Enzo Avolfi si trova coinvolto in una folle corsa contro il tempo per trovare e bloccare un terribile serial killer, meglio noto come Giallo, che tortura e uccide giovani modelle. Ad aiutarlo Linda, la cui sorella è stata rapita da questo misterioso assassino.

A questo punto possiamo solo farci una domanda: è il cinema di Dario Argento ad essere cambiato o siamo noi che lo vediamo con occhi diversi? La risposta dovrebbe trovarsi nel mezzo, anche se tutto porta ad appoggiare la prima ipotesi. La verità è che questo autore, che tanto ha contribuito all’affermazione del cinema di genere italiano in tutto il mondo, non riesce a portare a segno un colpo ormai da anni. Ciononostante in ogni sua produzione recente (persino nel pessimo La Terza Madre) c’era sempre stato un piccolo segno di vita, un guizzo, un’inquadratura particolare, una composizione visiva particolarmente suggestiva. Tutte cose che riuscivano a farti credere che in fin dei conti quel genio non si era del tutto spento. Era lì, nascosto nel buio della mancanza di idee. Ma c’era.

Con Giallo possiamo sul serio dare l’estremo saluto a quella scintilla. A tal punto che si potrebbe dire che in fin dei conti è un bene il fatto che questa pellicola non sia riuscita a passare nelle nostre sale, uscendo direttamente per il mercato Home Video. Non un briciolo di originalità, non una scena che valga la pena di essere vista. Niente. Ma la cosa che stupisce di più è proprio la struttura della storia, talmente piatta che non ci si crede. Per un’ora e mezza si attende, oltretutto con sicurezza, il caratteristico colpo di scena, in grado di ribaltare ogni precedente convinzione. Ed ecco che arrivano i titoli di coda.

Inutile dunque dire che la principale pecca di questa pellicola risiede proprio nella sua sceneggiatura, che riesce a trascinare ogni cosa con se. Persino il cast, che può vantare grandi nomi al suo interno, risulta penalizzato. Adrien Brody più che altro è la macchietta di un ispettore, con i consueti traumi alle spalle. Il suo alter ego Byron Deidra (provate ad anagrammare le lettere di questo nome e vedete cosa succede) è il serial killer più stereotipato apparso negli ultimi anni al cinema. Ed è truccato così male che fino alla fine si è convinti di trovarsi di fronte e Luca Barbareschi e al suo Grande Bluff. Magari fosse così.

Pubblicato su ScreenWEEK

4 commenti:

Roberto Fusco Junior ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Roberto Fusco Junior ha detto...

E già. Il buon Dario ci ha abbandonati, credo.

Luciano ha detto...

Credo che Dario Argento abbia perso da tempo la capacità di girare buoni film, purtroppo.

MonsierVerdoux ha detto...

mi manca tanto l'argento degli inizi...quello esordiente ma grandioso della trilogia degli animali, e poi quello dei capolavori, da profondo rosso (il top) a suspiria, da phenomena e tenebre. Ma poi, dai tempi di trauma, nient'altro: una sequela infinita di boiate, una peggio dell'altra, e poi questo film che non ho avuto il coraggio di vedere ma che tu mi confermi sancire la definitiva morte di uno dei registi con i quali mi si sono appassionato alla settima arte.

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