venerdì 24 ottobre 2008

Sei donne per l’assassino

Sei donne per l’assassino (1964, regia Mario Bava)



Può piacere o non piacere, ma è indubbio il fatto che con Sei donne per l’assassino Mario Bava ha dettato le regole di un genere, concretizzando un immaginario comune e facendo la fortuna di altri registi apparsi successivamente sulla scena.
Perennemente sospeso tra forma e sostanza, il cinema del regista sanremese riesce a trovare all’interno di questa pellicola la sua più estrema riflessione.
Quella sui giochi di luce, su come l’irreale sia il principale veicolo emotivo, aprendo la strada alle sperimentazioni Argentiane di Suspiria.
Ma soprattutto Sei donne per l’assassino è la conferma di come all’interno della realtà filmica protagonisti e comprimari siano solo pedine, facilmente sostituibili e sacrificabili.
Manichini appunto, come all’interno degli splendidi titoli di testa che aprono il film, pronti a prender parte all’estremo gioco delle allusioni.
Da questo punto di vista il film di Bava potrebbe rappresentare un vademecum, visto il grado di sospetto che riesce ad infondere nello spettatore.
Un gioco che ci porta a credere colpevole chiunque, come nella scena del ritrovamento del diario della prima vittima, dove gli sguardi di tutti si incrociano, diventando ad ogni inquadratura sempre più sospetti.
Un sospetto destinato a cadere volta per volta, spinto da un rituale omicida al quale siamo ormai ben abituati.
Quello della spettacolarizzazione della morte (fulcro principale di altri titoli recenti, come Saw), figlio di una cultura Slasher partorita dalla mente di un genio.

Pubblicato su Livecity.it

3 commenti:

Anonimo ha detto...

credo mi possa proprio piacere e mi manca, cercherò di recuperarlo
Simone

Pickpocket83 ha detto...

Grandeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!

:))

FiliÞþØ ha detto...

@ simone: conoscendo i tuoi gusti non dovresti rimanere deluso...;)

@ pickpocket83: stavolta niente contatto telepatico però...

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