lunedì 4 agosto 2008

Black House

Black House (2008, regia Shin Terra)



Remake Coreano di una pellicola giapponese, ispirata ad un romanzo di Kishi Yusuke, Black House racconta la disavventura di un giovane assicuratore, tormentato dal fantasma del fratello morto suicida anni prima e alle prese con una macabra gatta da pelare.
Al poverino, assunto peraltro da pochissimo tempo, toccherà fare i conti con un presunto caso di truffa ai danni della sua compagnia.
Si parla di infanticidio, compiuto per intascare i soldi dell’assicurazione da un genitore poco savio ma molto attaccato ai beni materiali.
Più vicino al thriller che all’horror, il film di Shin Terra sfrutta tutti i canoni del genere, creando una morsa di tensione che, aiutata dalle suggestive ambientazioni, riesce in più occasioni a coinvolgere lo spettatore.
Ma dopo un esordio abbastanza tranquillo e una parte centrale molto convincente, è nella conclusione che la storia sembra perdere il suo fascino, optando per una rappresentazione che latita di atmosfera ma, sulla scia di lungometraggi come Non aprite quella porta, abbonda di efferatezze.
Una scelta efficace dal punto di vista visivo ma che, a conti fatti, sembra essere più che altro una facile soluzione per occupare un’ultima mezzora (confusionaria e criptica) che, sfruttando l’altrettanto facile opzione del finale aperto, sembra voler vagheggiare riguardo l’impossibilità di poter distruggere il male.
Ma si tratta pur sempre di pochi minuti.
Si può benissimo godere del resto che, ripercorrendo la terrificante superficie di titoli come Uno sconosciuto alla porta, riesce a differenziare questo prodotto dalle altre uscite (di genere) estive.

8 commenti:

gahan ha detto...

Concordo, anche se forse con meno clemenza. Nell'insieme non mi ha convinto affatto, indeciso se esser criptico o troppo semplice (quello che succede e perché succede lo si capisce subito: viene detto, ridetto e risottolineato che il tizio aveva questo fratello -- e cheppalle -- poi se le sinapsi funzionano per il resto non ci vuol molto a far due più due). Poi c'è quel caos finale che tenta di buttarla quasi sul delirio; ma non è un po' tardi ora che abbiamo già capito? "Non aprite quella porta" (penso tu ti riferisca al remake di Nispel), visto che l'hai menzionato, mi è sembrato molto più schietto e deciso, sebbene possa non piacere.

filippo ha detto...

il riferimanto a non aprite quella porta era più che altro di genere...sul finale il film passa da thriller psicologico a survival. Una cosa che sicuramente poteva essere evitata, sebbene visivamente efficace.
Ma il resto secondo me funziona, anche se manifesto.
E' proprio grazie a quello spiattellare subito la vicenda che si riesce a creare quell'atmosfera tipica di altri titoli come il già citato uno sconosciuto alla porta.

Tu e il protagonista sapete che la persona con cui a vete a che fare è capace di tutto, ma pochi intorno vogliono crederci e tutto questo crea una forte frustazione...

Ale55andra ha detto...

Ma dove l'hai visto? Potrebbe interessarmi...

filippo ha detto...

All'uci di molfetta...dovrebbe essere ancora in programmazione.

Cmq in rete si trova un ottimo dvd rip...;)

Luciano ha detto...

Bene. Cerco di recuperarlo quanto prima. Mi interessa.

Roberto Fusco Junior ha detto...

Ti dirò: mi hai incuriosito. Da queste parti non mi è sembrato che sia passato. Anche in questo caso credo che il DVD sia l'unica soluzione.

filippo ha detto...

@ roberto & luciano: non so se la distribuzione è stata clemente...in caso contrario vi conviene (appunto) ripiegare sul dvd...

Luciano ha detto...

Purtroppo da me nessuna traccia.

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