mercoledì 8 agosto 2007

E per secondo...filetto alla motosega!

Non aprite quella porta – Parte II (1986 , regia Tobe Hooper)




L’opera di restaurazione intrapresa da Tobe Hooper, ha molte cose in comune con quella che, di li a poco, compirà Sam Raimi.
Una volta consolidato il loro successo, aiutati da un budget elevato, che, tenendoli lontani da quelle atmosfere underground caratteristiche degli esordi, può consentire un raggio d’azione decisamente maggiore, i due ci propongono due sequel (per quanto riguarda Raimi mi riferisco a “La Casa II”) basati esclusivamente sull’autocitazione (raggiungendo livelli volutamente speculari nel film di Raimi).
E’ per questo che all’interno del secondo capitolo del “massacro con la sega elettrica”, alcune scene riprendono fedelmente quelle del primo. Un’opera di svecchiamento che, riportandoci all’interno di un vero e proprio “teatrino dell’orrore”, non disdegna l’uso di un umorismo macabro e a tratti liberatorio.
Ma differentemente da Raimi, che ricorrerà all’uso del comico per esorcizzare l’orrore, Hooper si avvale del grottesco come ulteriore strumento disturbante, riuscendo ad allargare quel disagio che la violenza insensata provoca nello spettatore.
Le maggiori disponibilità economiche hanno permesso al regista di ricreare, tramite l’uso di bellissime scenografie, un gigantesco Luna Park dell’orrore (e qui si riconoscono alcune delle atmosfere che hanno influenzato Rob Zombie, ultima promessa dell’horror), dove l’eccesso e l’inverosimile, in tutte le loro forme, dominano incontrastati, creando una sorta di dimensione parallela confortante per lo spettatore (cosciente del fatto che, a differenza del primo film, una storia del genere non potrebbe mai accadere).
Un eccesso non soltanto visivo, che coinvolge interamente tutti i personaggi.
La famiglia cannibale, qui immersa totalmente nel mondo del business, intenta ad uccidere e smembrare giovani vittime innocenti , per poi rivenderne la carne ad ignari clienti affamati (e perché no, ci si potrebbe trovare anche una metafora sociale), ma anche i cosiddetti personaggi positivi. L’eccentrico Lefty (Dennis Hopper), esagerazione del concetto di cow boy, ossessionato dalla vendetta e la disc jockey Stretch, che nel finale, armata di motosega, si esibirà nel “balletto della morte” di Faccia di Cuoio.
La telecamera che si allontana, mentre la donna, in preda ad un raptus agita la motosega, non rappresenta un lieto fine, perché solo il nemico materiale è stato sconfitto.
Il male rimane, nascosto dentro ognuno di noi.

2 commenti:

Deneil ha detto...

Del film ho visto solo l' originale, poi tutti mi han sempre detto di diffidare dal resto..non so..ma sicuramente dopo una rece così sono molto invogliato alla visione..io invece ho appena postato un classicone assurdo..ma potrebbe piacerti secondo me (anche se bisogna aver davvero le palle per riuscir a vederlo tutto).comunque complimenti bella rece!

filippo ha detto...

L'originale è un cult assoluto e ha lanciato un nuovo genere di film horror (per questo merita il massimo rispetto)...per il secondo il regista non cambia (e già questa è una garanzia), ma il pedale è volutamente spinto sul grottesco...se ti piace l'horror trash e hai abbastanza peli sullo stomaco, non puoi rimanerne deluso...
ma ripeto, deve piacerti il genere...
grazie per i complimenti...^^

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