sabato 26 maggio 2007

L'arte della pubblicità e l'epoca di carosello


L’arte della pubblicità e l’epoca di Carosello



Le origini
Il 3 Febbraio 1957, quando non esisteva lo zapping e il mondo televisivo si limitava ad un solo canale, nasceva il primo spazio pubblicitario dedicato al piccolo schermo.
Carosello, fenomeno unico non solo in Italia, ma nel mondo intero, capace di modificare radicalmente il pensiero nazionale, contribuendo al lancio di attori, registi e personalità artistiche diventate in seguito icone della cinematografia (e non solo) Italiana.
Durato per ben vent’anni (l’ultima puntata risale al primo Gennaio 1977), catalizzatore mediatico di un’intera generazione, ricordato ancora oggi per più che dovuti meriti artistici, nasce da un fortunato sodalizio tra Rai, Sipra, Sacis e varie agenzie pubblicitarie.


Gli intenti
L’intento era quello di creare uno spazio pubblicitario, all’interno dell’allora limitato palinsesto televisivo, capace di stuzzicare la volontà dello spettatore tramite un pretesto scenico e talvolta teatrale. E’ dal teatro infatti che carosello attinge la sua ispirazione, mostrandolo apertamente nella sua sigla iniziale dove, con il sottofondo musicale di Luciano Emmere e Cesare Taurelli, si assiste ad una animazione simulante l’apertura di un sipario. Il pubblico, introdotto in questo teatro virtuale, poteva così assistere ad una messa in scena pubblicitaria, dai toni talvolta farseschi di cui il vero e proprio sponsor rappresentava la minima parte.
Tempi rigidi scandivano l’andamento di questi sketch. 10 minuti (dalle 20:50 alle 21:00), in cui inserire 4 spazi pubblicitari, ciascuno di 2,15 minuti. Ognuno dei quali era composto da un corpo centrale che poco aveva a che vedere con la marca o il prodotto sponsorizzato, preceduto e seguito da 10 secondi di lancio e 25 secondi finali in cui si poteva citare il prodotto e le sue caratteristiche.
Un vero e proprio mini film dunque. Un cortometraggio, specchio del tempo e delle usanze italiane, che può vantare tra i suoi collaboratori personalità come Totò, Peppino ed Eduardo De Filippo, Dario Fo, Vittorio Gassman, Mina, Sergio Leone, Ermanno Olmi e tanti altri, diventati in seguito star nazionali e non solo.


La censura
Era la Rai ad occuparsi della selezione del materiale da mandare in onda. Tutto doveva attenersi alle rigide regole del periodo.
Tenendo conto del pubblico, unico vero fruitore del prodotto nella sua interezza, si cercava di rispettarne l’essenza. La gente doveva rispecchiarsi nelle situazione raffigurate, quello che doveva vedere doveva rappresentare la reale quotidianità degli Italiani, quindi era del tutto proibita la rappresentazione di stili di vita lussuosi, lontani dall’effettiva realtà nazionale (si teneva conto del consumatore medio).
Molto peso veniva dato al comune senso del pudore, allora sentito particolarmente. La stretta censura prevedeva infatti un codice etico e un vero e proprio dizionario di parole, prodotti, gesti e situazioni proibite, a cui era obbligatorio attenersi.

Innovazione cinematografica e non solo
Oltre a gustose e simpatiche rappresentazioni cinematografiche, diretti rimandi teatrali e non solo, Carosello ha rappresentato una tappa fondamentale per quanto riguarda le tecniche di animazione. Molti sono infatti i cartoni animati (alcuni filmati sono anche stati realizzati utilizzando la tecnica dello Stop-Motion) nati come sponsor all’interno dello spazio pubblicitario, molti dei quali sono diventati famosi anche in terra estera.
Tra i più famosi ricordiamo:

· Il Caballero Misterioso
Una delle serie simbolo di Carosello, che vedeva un simpatico Caballero Messicano, alla ricerca della sua amata Carmencita. Personaggi ripresi in alcuni recenti spot televisivi


· La linea
Nata dalla penna di Osvaldo Cavandoli, sopravvissuta a Carosello e diventata famosa anche all’estero


· L’omino coi baffi
Creatura di Paul Campani, innovativa per la tecnica di animazione, che proponeva un vero e proprio “spelling labiale”.



Andato in onda ogni giorno, ad eccezione di due dovute interruzioni causate dall’omicidio Kennedy e dalla strage di Piazza Fontana, Carosello è uno di quei prodotti di cui l’Italia può andare fiera.
Un catalizzatore di pubblico che per un ventennio ha dettato le mode e scandito i tempi di un’intera generazione di bambini, oggi adulti e memori del detto “A letto dopo Carosello”.

2 commenti:

Luciano ha detto...

Ottimo, pregevole approfondimento su Carosello. Mi ha fatto piacere leggere qualcosa su un evento che ha segnato la storia della tv, della pubblicità e ancora oggi fa parte dell'immaginario collettivo dei più anziani. I bambini (come hai sottolineato nel post) infatti venivano mandati a letto dopo Carosello, il quale, oltre a contenitore pubblicitario, diventava così limes tra il mondo della luce e la vita notturna dei più grandi.
A presto.

filippo ha detto...

l'anno scorso in facoltà hanno tenuto alcuni seminari sull'argomento...l'ho trovato così interessante che ho deciso di dedicargli un approfondimento...
Grazie per i complimenti e per le assidue (e graditissime) letture...^^
A presto

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