mercoledì 21 marzo 2007

Il Fascino discreto della Borghesia

Il Fascino discreto della Borghesia (1972 , regia Luis Buñuel)



Ma dove va questa borghesia? Cammina, cammina e non raggiunge mai una meta. Cerca di mangiare e viene regolarmente interrotta. Va in sale da te sfornite di ogni necessario per il ristoro e ascolta i sogni di giovani avventori. Importa clandestinamente cocaina dal Sudamerica. Assume cardinali come giardinieri. Ma non si scompone mai.
Buñuel ci offre una critica acuta di tutti quei cliché riguardanti la gente “per bene” e lo fa con tatto, con naturalezza, senza farcelo capire. In questo film non esistono cattivi e non di rado si prova simpatia per questa piccola cerchia di borghesi di cui seguiamo le avventure.
Sogni nei sogni si intrecciano ed evidenziano la vacuità di una gerarchia che forse un tempo contava realmente qualcosa, ma ora cosa rappresenta se non la triste parodia di se stessa? Il prodotto di consolidate tradizioni passate ormai di moda, usanze decadute indegne di calcare neanche i palchi di teatrini di periferia. Non ha più una dimora effettiva questa borghesia, senza regno si ritrova esule. Non ha più un fascino concreto. Il suo è un fascino discreto, vago, come l’odore di un fiore appassito. Non c’è essenza, solo recita che ormai ha stufato gli spettatori dello spettacolo del finto bon ton. Avventure surreali e situazioni paradossali ci accompagnano in questo viaggio senza meta.
Una commedia pungente caratterizzata da un’intelligente ironia.


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