giovedì 21 marzo 2013

La Madre, la recensione

Regia: Andres Muschietti
Cast: Jessica Chastain, Nikolaj Coster-Waldau, Daniel Kash, Isabelle Nélisse, Megan Charpentier, Jane Moffat, Javier Botet
Durata: 1h 40m
Anno: 2013

Lucas (la star di Game of Thrones Nikolaj Coster-Waldau) e Annabel (Jessica Chastain) sono una coppia decisamente fuori dagli schemi. Lui cerca di campare come pittore, mentre lei è una rocker che non sembra assolutamente intenzionata a mollare il suo mondo per dedicarsi alla crescita di un eventuale figlio. Lucas è ossessionato dalla scomparsa del fratello che cinque anni prima, in preda ad un raptus, ha ucciso due colleghi di lavoro, la moglie ed è scappato con le sue bambine. Da quel momento non ha fatto altro che cercare lui, ma soprattutto le due nipotine. Le piccole vengono incredibilmente ritrovate in una vecchia casa sperduta in un bosco. Sono vive, ma hanno vissuto per lungo tempo allo stato brado, riportando alcuni disagi a livello psicologico. Come hanno fatto a sopravvivere da sole in un ambiente così ostile? Qualcuno o qualcosa ha deciso di prendersi cura di loro. Una presenza oscura, inquietante, che risponde al nome di Madre.


Dopo l’ottimo riscontro di critica e pubblico ottenuto oltreoceano, La Madre, esordio al lungometraggio di Andres Muschietti, è pronto per fare il suo ingresso nelle sale italiane, con la benedizione di un nome importante come quello di Guillermo del Toro, che ha deciso di partecipare a questa progetto in veste di produttore.
L’idea nasce da un cortometraggio del 2008 diretto sempre da Andres Muschietti e intitolato, appunto, Mamà. Tre minuti definiti dallo stesso regista un esercizio di stile, ma che sono bastati a del Toro per decidere di tentare un’impresa non certo nuova all’interno del mondo del cinema, ma pur sempre rischiosa: sviluppare un lungometraggio, dando un background e una profondità a quei pochi minuti e creando una storia che fosse in grado di mantener fede alle premesse di quel corto.

Da questo punto di vista possiamo dire che l’operazione è decisamente riuscita. La Madre è un’ottima pellicola di genere, non perfetta, sia chiaro, ma piena di momenti interessanti e particolarmente inquietanti, che comprendono i consueti “brividi da dolby” senza limitarsi solo ed esclusivamente a quelli. Andres Muschietti è stato molto bravo nell’orchestrare le sequenze, che ci offrono suggestivi movimenti della macchina da presa e punti di vista multipli che fuggono l’intervento dello split screen.
Per quanto riguarda le fonti di ispirazione ci troviamo di fronte ad un titolo che guarda a più classici del genere, spaziando dal gotico alle ghost story e conservando nella sua estetica un forte richiamo al cosiddetto horror orientale (la Madre in questione proviene proprio da lì).
Detto così sembrerebbe di trovarsi di fronte ad una pellicola che, pur avendo dei pregi evidenti, non si discosta poi molto dalla miriade di opere simili comparse recentemente sul grande schermo. La cosa è solo in parte vera, perché la descrizione fatta finora si è limitata solo alla sua superficie.

La Madre presenta infatti più di una chiave di lettura e quella del semplice horror è solo la più scontata. È una storia di formazione, vista contemporaneamente attraverso due punti di vista concatenati l’un l’altro pur essendo diametralmente opposti: la fanciullezza e l’età adulta. Se da un lato abbiamo il percorso delle due bambine selvagge, soggiogate da un’inquietante presenza materna da cui cercano (chi più, chi meno) di liberarsi, dall’altro abbiamo il personaggio interpretato da Jessica Chastain, per l’occasione ritratta in una veste inedita e decisamente dark. Il suo è il percorso interiore più complesso, proprio perché rappresenta un tardivo passaggio all’età adulta, che culmina con l’accettazione dello status di “madre”, quasi a voler fare intendere che sia riferito (anche) a lei il titolo di questa quest’opera.
A tutto questo si aggiunge il vero fulcro di quest’opera, che trova la sua massima esaltazione in un finale tragico e poetico al tempo stesso, in grado di collocarla nel genere che più le si addice: la fiaba.

Risulta chiaro a questo punto il motivo per cui Guillermo del Toro abbia creduto così tanto in questo progetto: allo stesso modo de La spina del diavolo e Il labirinto del fauno, infatti, La Madre analizza in chiave horror tematiche tipiche della fanciullezza, immergendole in un contesto fantastico che non ha bisogno di troppe spiegazioni per risultare credibile. Del resto non è quello che hanno sempre fatto anche i Fratelli Grimm?

Pubblicato su ScreenWEEK

2 commenti:

Dino Romans ha detto...

Mi piace questa tua lettura da più punti di vista...

Ho linkato la tua recensione nella rassegna web di Stracinema.com
http://www.stracinema.com/2013/04/recensioni-di-la-madre-rassegna-stampa.html#more

A proposito devi ancora rispondere a un messaggio su scambio banner

ciao, a presto

FiliÞþØ ha detto...

Ciao Dino, Grazie per il link

Mi deve essere sfuggita la tua mail (era una mail vero?) puoi rimandarmela per favore?

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