giovedì 10 maggio 2007

Ultimatum alla Terra

Ultimatum alla Terra (1951 , regia Robert Wise)




“Pensai che fosse un meraviglioso film di fantascienza, non solo perché conteneva un forte messaggio pacifista, e io sono sempre stato un convinto antimilitarista, ma anche perché non ho mai smesso di credere nell’esistenza degli UFO. Penso che considerarsi gli unici esseri viventi intelligenti di tutto l’universo sia molto egocentrico. Inoltre, mi attraeva molto l’idea che in altri mondi esistessero persone sensibili e pacifiche, e non per forza mostri ostili e terrificanti.” (Robert Wise)

“The day the Earth stood still” (“Il giorno che la terra si fermò”) è il titolo originale di questo classico della fantascienza anni ’50 e certamente suona meno minaccioso dell’adattamento Italiano. Infatti questo film prende largamente le distanze da qualsiasi idea di minaccia, cercando di farsi portavoce di un messaggio pacifista attuale oggi come allora.

Un Gigantesco disco volante atterra a Washington D.C., causando panico tra la popolazione. Dal velivolo escono un alieno dalle sembianze umane e un robot. Il visitatore dice di essere portavoce di un importantissimo messaggio, destinato a tutti i leader mondiali, riguardante il destino del nostro pianeta. Questo invito sarà accolto freddamente dalla popolazione terrestre e l’alieno si troverà a vagare in cerca di qualcuno pronto ad accogliere e diffondere queste importanti parole di pace.

“Ultimatum alla Terra” viene girato poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, durante l’apparente calma di quella guerra fredda che, pur non lasciandosi alle spalle il doloroso ricordo delle vittime del conflitto precedente, ha ucciso le menti di milioni di persone.
Il film, grazie ad una trama che vede al centro l’incontro ravvicinato tra la popolazione terrestre e un misterioso viaggiatore intergalattico, bacchetta l’animo umano, intaccato dal ricordo di una recente battaglia planetaria e turbato dalla minaccia di un possibile terrore rosso.
Klaatu, l’alieno profeta venuto in nome di quella pace che i terrestri sembrano aver dimenticato, è l’entità superiore, la guida che ci informa del nostro possibile futuro. Accompagnato da un gigante robotico, temibile per la sua potenza distruttiva, non attacca ma viene attaccato. La stupidità umana, portata a distruggere ciò che non comprende, non si smentisce. I soldati, intervenuti in massa per assistere a questo sbarco ignoto, minacciati dalla mansueta superiorità del “nemico”, lo colpiscono, confermando la loro ignoranza.
Curato, il povero Klaatu si ritrova ad essere un ospite incompreso, nessuno capisce veramente l’importanza del messaggio da lui portato. Diventa esule, in cerca di orecchie pronte a sentire. Gli daranno ascolto un bambino e uno scienziato, l’innocenza e la razionalità.
Come un novello Gesù, per far si che le sue parole possano essere accolte, dovrà morire e resuscitare, per poi lasciarci, coscienti del fatto che ora spetta a noi decidere sul nostro futuro.

L’aspetto più interessante del film, che oltrepassa la semplice fantascienza, è la sua essenza New Age. La seconda guerra mondiale aveva dimostrato le potenzialità distruttive dell’energia atomica, creando nuove paure sfociate non di rado nella più totale irrazionalità. Nel film la volontà di supremazia distruttiva non è una peculiarità extraterrestre, l’intimidazione non è aliena. La vera minaccia siamo noi, e questa visita portatrice di buoni propositi è fatta da chi ci vive intorno e non si sente sicuro. Non è cosa astrusa pensare che la nostra mania di conquista possa espandersi in tutto l’universo, ma prima di ricorrere a rimedi estremi è opportuno avvisare: “O ponete fine alla vostra brama di potere, o non esiteremo a distruggervi in nome della pace universale”.
Gort, il robot che accompagna Klaatu, è in realtà la nostra guardia. Una macchina moralizzata, soggetta all’immobilità, che quindi si alllontana dalla concezione del mostro malefico, caratteristica della cinematografia precedente. Entra in funzione nel momento in cui colpiscono il suo padrone, diventa minaccia perché attaccata. L’uomo conferma ancora una volta la sua irrazionalità, ma fortunatamente non ne paga le conseguenze.
E’ dopo il martirio che l’alieno riuscirà a portare a termine il suo compito, affidandoci la responsabilità del nostro destino.
Qui risiede la bellezza del film, qui risiede la sua immortalità.
Un classico della cinematografia fantascientifica, ma anche un originale parabola di pace che mai passerà di moda.

“Gli uomini, con la scoperta del nucleare, corrono il grave rischio di distruggere se stessi e la pace nell’universo e questo non può essere permesso. Gli abitanti degli altri mondi hanno creato una generazione di robot, in grado di distruggere anche un intero pianeta nel caso in cui questo minacci la pace interstellare. Non è un sistema perfetto , ma funziona. Grazie a esso siamo sicuri che nessuno attenterà alla pace, e siamo liberi di dedicarci ad attività più proficue. Voi umani siete stati avvertiti. A voi la scelta.” (Klaatu)

Curiosità
La ricerca dell’uomo che doveva impersonare il gigante robotico Gort fu alquanto complicata. Anche i più alti giocatori di basket dell’epoca non raggiungevano l’altezza desiderata. La scelta cadde su Lock Martin, usciere del cinema Graumans Chinese Theatre di Hollywood, alto 2 metri e 20. La sua salute cagionevole, gli procurò non pochi problemi durante le riprese, infatti non riusciva a reggere la scomodità e il calore del costume (realizzato in metallo e gommapiuma) per più di 15/20 minuti. I suoi problemi di salute crearono difficoltà anche nella realizzazione della scena in cui il robot tiene in braccio l’attrice Patricia Neal. Si ricorse all’uso di gru e manichini per dare l’impressione che Gort sollevasse la donna.
Successivamente l’attore partecipò ad altri film, continuando a impersonare mostri e affini.

Le parole che bloccano il gigante di metallo, “Klaatu Barada Nikto”, sono state utilizzate da Sam Raimi nel film “L’armata delle tenebre”. Ash, il protagonista, le usa come formula magica. Un voluto omaggio a questo capolavoro degli anni ’50.

La sceneggiatura di Edmund North è tratta dal racconto di Harry Bates “Farewell to the Master”, da noi giunto con il titolo “Uomo di carne…Uomo d’acciaio” (nelle successive ristampe il titolo sarà poi “Lontano dal padrone”). Bates non approvò mai i cambiamenti apportati alla sceneggiatura durante la preproduzione (nel racconto originale alla fine si scopre che è Gort a comandare Klaatu).

Il premio Oscar Bernard Hermann ha composto la colonna sonora avvalendosi per la prima volta di strumenti musicali elettronici come il Theremin (difficilissimo da suonare e ormai caduto in disuso), diventato in seguito una costante della cinematografia fantascientifica anni ’50/’60.

6 commenti:

Luciano ha detto...

Altro stupendo approfondimento su un altro film cult della fantascienza e non solo. Capolavoro che ogni tanto, credimi, rivedo (ogni tanto ho bisogno anche di vedere il mondo in bianco e nero).

filippo ha detto...

Ti capisco, ogni tanto anch'io ho lo stesso bisogno...^^
Questo film è una delle chicche della mia collezione di dvd, personalmente lo adoro (e sapere che anche per te è lo stesso, non può che rendermi felice)...continuo a dire che Robert Wise è stato un regista ingiustamente sottovalutato...
Grazie ancora per i complimenti...^^

chimy ha detto...

Appena visto: film magnifico.
Wise utilizza la fantascienza per parlare della stupidità umana che alberga (tutt'ora) nel mondo.
Un'altra perla di un regista strepitoso (4 grandi film su 4 che ho visto) ingiustamente sottovalutato: a mio parere è uno dei primi registi del cinema classico americano...

Un saluto (continua a parlare di Wise ^^)

filippo ha detto...

contentissimo che ti sia piaciuto...anche tu hai comprato l'edizione doppio dvd + libro?

presto trnerò a parlare di wise...non so quale film però, la sua filmografia è immensa.
Gli invasati l'hai poi visto?

chimy ha detto...

Sì "Gli invasati" l'avevo visto: bellissimo... non te l'avevo commentato?

filippo ha detto...

Ehm...si, l'avevo dimenticato!^^

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