venerdì 4 maggio 2007

L'amico di famiglia

L’amico di famiglia (2005 , regia Paolo Sorrentino)


“Come si fa a diventare disperati come te?”
“Trascorrendo un’infanzia felice…”

Il vecchio usuraio di paese, si innamora della figlia di un “cliente”, ma la passione non fa bene agli affari.
L’ultimo film di Paolo Sorrentino, parla ancora una volta dell’amore e delle sue conseguenze. Ancora una volta un uomo solo, ma lontano anni luce dalla figura del silenzioso Titta, protagonista della pellicola precedente. Uno strozzino, un finto benefattore. Ottimo oratore, ma pessimo amatore. Sgradevole d’aspetto e coscienza, vive un edipico rapporto con la madre bloccata a letto, tra le mura di una fatiscente casa che poco rispecchia la sua effettiva ricchezza (o forse la rispecchia, dato che il suo è denaro non certo pulito!). Geremia de’ Geremei (questo il suo nome) si arricchisce facendo piccoli prestiti agli abitanti del paese, chiedendo in cambio interessi più che gonfiati. Questa sua vocazione gli ha provocato il disprezzo dei cittadini, ma da che pulpito viene la predica!
Esiste veramente qualcuno che ha bisogno del denaro richiesto? Vanità, sete di gioco, acquisizione di titoli nobiliari, sono infatti le “giuste” motivazioni che spingono queste persone a rivolgersi all’uomo e chi si finge malato per ottenere denaro non è certo migliore di chi lo dispensa. Tale è il caso del padre di un’ avvenente ragazza, novella Miss Agro Pontino e prossima sposa, in cerca dei soldi necessari per offrire un degno matrimonio alla figlia, evitando così un pubblico “sputtanamento”.
E sarà la fresca sposa a causare la rovina del saggio (a suo modo) usuraio. Una giovane ed esile donna, capace di abbattere ogni precedente convinzione. Il prudente strozzino abbassa la guardia e questo gli sarà fatale.
Sorrentino racconta una storia di usura, ma evita la denuncia. A lui interessano le anime sole, le mille sfaccettature che può assumere l’essenza umana.
La sua sensibilità estetica si concretizza in composizioni visive che poco hanno da invidiare alle più famose nature morte pittoriche. Un vero e proprio feticismo nei confronti dell’immagine, che riesce ad emozionare anche nelle inquadrature più banali. Una sceneggiatura stupenda, resa concreta da un cast bravissimo.
Tanto di cappello ad uno dei registi più interessanti dell’attuale panorama cinematografico italiano…





2 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo ero davvero indecisa se vederlo o meno, ma se lo recensisci così positivamente mi toccherà farlo ^_-
Ale55andra

filippo ha detto...

Hai visto "Le conseguenze dell'amore"? Se ti è piaciuto, questo non ti deluderà di sicuro...

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